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| N° 2 Febbraio 2004 PULIRE….. COMPATIBILMENTE! |
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PULIRE….. COMPATIBILMENTE!
Un viaggio nell'universo della tecnologia sostenibile. Attraverso importanti settori del cleaning professionale, presi per mano da alcuni di quei produttori che hanno fatto della sensibilità ecologica un comune denominatore della loro attività. Per capire come si può operare nel rispetto dell 'uomo e dell 'ambiente. UN VALORE ASSOLUTO, UN CALEIDOSCOPIO DI FATTORI Parlare di ecocompatibilità senza cadere nella tentazione di facili ma pericolose generalizzazioni non è cosa semplice. Se è vero, infatti, che l'ecocompatibilità può essere considerata un valore assoluto e trasversale, è altrettanto innegabile che nella pratica, e nell'assai variegato universo dei prodotti, delle macchine e delle attrezzature per il cleaning, essa si declina in tutta una serie di possibilità e sfaccettature tra loro diverse a seconda delle categorie di prodotti in esame. In linea di principio, il prodotto ecocompatibile è quello in grado di assicurare il minimo impatto ambientale, vale a dire di incidere il meno possibile sull'ambiente in cui espleta la sua funzione. Se si considera l'intero ciclo di vita di un qualsiasi prodotto, le cose si complicano: a partire dalla produzione, che deve -ove possibile- prevedere materiali provenienti, nella totalità o per la maggior parte, da recupero. Durante il periodo di attività, poi, il prodotto per la pulizia deve poter assicurare una resa efficace combinata a un ridotto potere inquinante. Per intenderci: la spazzatrice che pulisce bene ma che lascia nell'aria residui inquinanti o non filtra correttamente la polvere sollevata non è certo il massimo in termini di ecocompatibilità. Un discorso analogo a quello della macchina che, paradossalmente, pulisce ma... inquina si può fare, del resto, per il detergente che lascia sulle superfici residuo chimico, o per il prodotto in carta che svolge bene le sue funzioni ma il cui utilizzo implica uno sperpero enorme di cellulosa vergine. La domanda è più che legittima: come può un prodotto che, per definizione, dovrebbe aiutarci a tutelare un ambiente, costituire a propria volta un elemento di rischio ambientale? E' una questione più che mai attuale. Uno dei più grossi sforzi di tutti i seri fabbricanti di prodotti, macchine e attrezzature per l'igiene professionale è infatti proprio quello, soprattutto in questi tempi di diffusa sensibilità ecologica, di allinearsi a un mercato che sta prendendo con decisione la strada dell'attenzione all'ambiente. Molti investimenti nella ricerca vanno in questa direzione. LA...CHIMICA DEI RISCHI Sui prodotti chimici, naturalmente, il discorso è lungo e complesso. Volendo operare una sintesi il più possibile esaustiva, non si può non partire dagli effettivi strumenti di controllo dei cicli produttivi attualmente esistenti. L'inizio del cammino di sensibilizzazione in questo senso, in Italia, si può individuare nel momento in cui, alla metà degli anni Ottanta, si è dovuto fronteggiare il problema dell'allarmante eutrofizzazione di ampi tratti di mare. Oggi tutte le leggi e normative in materia, italiane e europee, obbligatorie e volontarie, vanno nella direzione di una drastica riduzione della presenza, nelle formulazioni, di sostanze dannose per l'ambiente come LAS, APEO, EDTA, TED, NTA e, naturalmente, sostanze nocive per l'uomo come ammoniaca e acido muriatico. Esistono, naturalmente, adeguate certificazioni che attestino l'ecocompatibilità del ciclo produttivo. Oltre alla certificazione di qualità ISO 9001 e a quella ambientale ISO 14001, è possibile, per le aziende che si dimostrano sensibili al problema (e, in un futuro i cui contorni si stanno già ampiamente delineando, proprio questa sensibilità costituirà un valore aggiunto imprescindibile sul mercato), richiedere l'iscrizione al Registro Europeo EMAS e/o il marchio europeo Ecolabel. Si tratta di percorsi volontari che mettono in rilievo la lungimiranza e l'etica dell'impresa, perché implicano, fra l'altro, un processo migliorativo continuativo. Certificazioni e riconoscimenti che non sono qualcosa di astratto. Limitandosi al campo alberghiero- ricettivo, fra l'altro, è recente la pubblicazione, da parte della Provincia di Rimini, di T04, una guida agli acquisti ecologici per gli alberghi che, raccomanda esplicitamente (p.32), di "preferire le aziende produttrici con Certificazione di Qualità ISO 9001, Certificazione Ambientale ISO 14001, Regolamento EMAS. La certificazione -continua il testo- fornisce un'ulteriore garanzia dell'affidabilità e della qualità ambientale dei processi produttivi". E, d'altra parte, la stessa opinione pubblica non è da meno: stando a recenti dati Istat, infatti, su 47 milioni e 50 mila italiani maggiorenni, il 71 gradirebbe che alberghi e strutture ricettive adottassero misure di salvaguardia dell'ambiente, e oltre la metà è propensa a valutare l'adozione di misure per la tutela ambientale come un miglioramento della qualità del servizio offerto. E in tutto questo, naturalmente, il ruolo dei produttori è di importanza primaria. Un'azienda che ha sempre fatto dell'attenzione all'ambiente la sua principale bandiera è senz'altro ICEFOR, società iscritta al Registro EMAS e oggetto di prestigiosi riconoscimenti in Italia e all'estero per il suo impegno etico ed ecologico. Il suo Presidente Sergio Antoniuzzi, che è anche membro di una sottocommissione per l'Ecolabel e l'Ecoaudit, è perentorio: "II rispetto di una condotta etica e trasparente deve essere la prima condizione per chi opera nel campo dei prodotti chimici. Purtroppo nel nostro paese la sensibilità ambientale non è spiccata come altrove. Un esempio lampante, che abbiamo tutti sotto gli occhi, riguarda l'EDTA: in molti stati CE ne è tassativamente vietato l'uso, in Italia -per ora- esiste soltanto una circolare di Federchimica e del Ministero dell'Ambiente che tenta di limitarne l'impiego. Spero fortemente che qualcosa si muova anche da noi. E' chiaro che, per realizzare un prodotto che non risulti dannoso per l'ambiente ma anche -e non dimentichiamolo, per l'uomo, bisogna innanzitutto rinunciare a certi componenti come nonilfenoli, ossidi di etilene, NTA, conservanti e coloranti potenzialmente nocivi". Ma perché il consumatore dovrebbe optare per i prodotti ecocompatibili? L'imperativo è quello del rispetto per il lavoratore e l'individuo: ci sono detergenti talmente aggressivi da liberare sostanze nocive (vernici, formaldeide, collanti, ecc.) presenti sulle superfìci che vanno a trattare, e da lasciare residui chimici nell'ambiente. Magari nell'immediato nessuno se ne accorge, ma poi possono insorgere problemi più o meno gravi. "Certo -aggiunge Antoniuzzi- produrre detergenti di qualità rinunciando a materie prime dannose è un costo in più, ed è per questo che dico che se non si rinuncia alla logica del guadagno ad ogni costo non si potrà mai fare il salto di qualità. C'è bisogno di ricerca e tecnologia, ad esempio, per sostituire i tensioattivi di sintesi con tensioattivi di origine naturale biodegradabili al 100. E non tutti sono disposti a investire anche perché dall'altra parte sono ancora troppi quelli che guardano solo al prezzo." L'ecocompatibilità, peraltro, è un concetto che investe l'intera fase produttiva, dalle materie prime al confezionamento. Quest'ultimo, ad esempio, deve essere riciclabile, di buona qualità, resistente per evitare dannose fuoriuscite di prodotto, ma anche dotato di buone prese e, se possibile, di sistemi che assicurino l'ottimizzazione del rilascio di prodotto. La Ecolab, multinazionale della detergenza che non ha bisogno di presentazioni, sta lavorando, con importanti investimenti in termini di ricerca e materiali, sul versante del packaging e dei prodotti superconcentrati. Ferruccio Mazzaro, Marketing Manager Region South- Professional Products Division dell'azienda con sede centrale negli USA, illustra questo impegno: "In questo momento, e a tutti i livelli, la sensibilità ecologica nel nostro settore sta crescendo sempre di più, e poter fornire un prodotto ecocompatibile può, oltretutto, costituire un fattore strategico sul mercato. Per questo anche in Italia stanno arrivando soluzioni innovative. Mi riferisco, ad esempio, a prodotti solidi per cucine o lavanderie: superconcentrati totalmente privi di acqua concepiti scendo la logica della "miniaturizzazione", per limitare gli ingombri e snellire i trasporti riducendo il materiale in circolazione. Senza contare, ovviamente, il risparmio di acqua in fase di produzione". Il packaging è un'altra grande frontiera, ancora tutta da scoprire. Anche perché, almeno nel mercato del professionale, è stato un fattore da sempre trascurato, legato più a logiche produttive che a principi di marketing o di agevole smaltimento. Conclude Mazzaro: "Anche su questo si può fare molto. Un'idea è quella delle bustine idrosolubili, che eliminano del tutto i problemi dello smaltimento. O anche dei contenitori biodegradabili al 100". Concetti semplici, insomma, che però richiedono investimento e grande capacità di evoluzione tecnologica ma anche... filosofica. Al servizio di un modo più sostenibile di pensare il mercato, che deve essere fatto proprio da tutti gli attori della filiera, dal produttore all'utente finale. LA CARTA DELL'AMBIENTE Per il mantenimento dell'igiene negli ambienti, vitale è l'importanza dei prodotti in carta: dalle tovaglie e tovaglioli alle linee per la toilette, che comprendono asciugamani, salviette monouso, carta igienica, sacchetti igienici e così via. Ma, anche qui, il rovescio della medaglia potrebbe non tardare a farsi sentire. Il mercato dei prodotti in carta professionali, infatti, prevede un uso intensivo di materia prima, con conseguenti problemi di ecocompatibilità, e, dopo l'utilizzo, sovrabbondanza di materiale da smaltire (i rifiuti cellulosici rappresentano addirittura un quarto degli RSU). Ecco perché è ormai divenuto imprescindibile il recupero della carta. E ciò vale tanto più per i prodotti a uso igienico- sanitario, che, una volta utilizzati, non consentono un nuovo riciclo. Perché, allora, sprecare cellulosa vergine per prodotti che si usano una volta soltanto? Occorre instaurare un circolo virtuoso da cui non rimanga esclusa, naturalmente, la responsabilità degli acquirenti: sono infatti questi ultimi che, nel mercato professionale, devono avere la sensibilità ambientale, ma anche sociale tout court, di scegliere un produttore in grado di garantire prodotti di qualità rispettosi delle normative e, in primo luogo, di un valore fondamentale come l'attenzione all'uomo e all'ambiente. Dai primi anni '90, quando il tema non aveva ancora la risonanza attuale nell'opinione pubblica, Kimberly Clark ha dedicato notevoli risorse alle questioni ambientali, prefissandosi una precisa serie di obiettivi con il programma di sei anni "Vision 2000", aggiornato con il nuovo millennio a "Vision 2006". Un impegno che ha previsto attenzione a tutte le fasi di produzione e imballaggio: dall'impacchettamento razionalizzato per evitare gli sprechi e occupare minor spazio possibile ai pulitori ad uso limitato, studiati per ridurre il numero complessivo di prodotti utilizzati. Un impegno che, dati alla mano, ha prodotto risultati concreti. Per essere definito, a buona ragione, ecocompatibile, un prodotto in carta deve garantire un impatto ambientale ridotto rispetto a un prodotto tradizionale lungo tutto il suo ciclo di vita, o almeno in alcune sue fasi. Seconda caratteristica, certo non meno importante, è che la qualità e la funzionalità del prodotto non siano inferiori rispetto a quella dei prodotti tradizionali. Si deve assolutamente evitare, insomma, che con la scusa di realizzare prodotti ecologici si immettano sul mercato prodotti scadenti o addirittura non idonei all'uso. Questo, infatti, danneggerebbe l'immagine dei prodotti ecologici e ne ostacolerebbe la diffusione, piuttosto che agevolarla. Oltre, naturalmente, a non fare un buon servizio alla clientela. Cartiera Lucchese è ormai da anni impegnata sul fronte dell'ecocompatibilità con il marchio Ecolucart, che ha da poco esteso la sua presenza anche al mercato professionale. Piergiorgio Barsanti, Direttore Vendite Italia dell'azienda toscana, spiega come, ad oggi, il miglior modo perrealizzare prodotti veramente ecologici sia quello di partire da una materia prima riciclata come la carta da macero, e sottoporla a un processo di disinchiostrazione che permetta di ripulire e nobilitare le fibre di cellulosa. "L'utilizzo di carta da macero presenta numerosi e ovvi vantaggi per l'ambiente: in primo luogo si evita di abbattere alberi, ma non meno importanti sono i risparmi di acqua ed energia. I problemi, semmai, sono costituiti dalla fase di disinchiostrazione: è evidente che quest'ultima deve essere portata a compimento senza usare sostanze nocive per l'uomo e per l'ambiente, e che gli scarti solidi e le acque di lavorazione devono essere opportunamente trattati". Per svolgere tutto ciò al meglio, insomma, è necessario investire molto in sviluppo. Bisogna continuamente riadattare gli impianti, poiché la qualità dei maceri da trattare varia nel tempo (soprattutto in relazione al mutare delle tecniche di stampa e delle caratteristiche degli inchiostri). Ma ne vale la pena. Anche se mancano precisi dati di mercato, l'impressione -oramai più che concreta- è che l'opinione pubblica si vada via via sensibilizzando nei riguardi delle problematiche ambientali, e che cominci a percepire l'ecocompatibilità come una discriminante di mercato. OCCHIO (E ORECCHIO...) ALLE MACCHINE! In questi ultimi anni, nel campo degli aspiratori per uso domestico e professionale (e spesso, si sa, le macchine utilizzate in albergo si collocano proprio tra questi due poli), si è assistito a un'inversione di tendenza per ciò che riguarda l'attenzione annessa ad alcune specifiche funzionali: in particolare, laddove fino ad alcuni anni fa venivano privilegiate la massima depressione e portata d'aria, oggi hanno assunto particolare rilievo caratteristiche quali la qualità dell'aria reintrodotta nell'ambiente e la silenziosità di funzionamento, a cui si aggiunge l'attenzione all'inquinamento elettromagnetico: fattori, insomma, di ecocompatibilità. Se un tempo era sufficiente un filtro per trattenere le impurità raccolte, oggi tale funzione è svolta da più filtri in cascata e con capacità selettiva differente, in modo tale che, dove fallisce una tipologia di filtro, ne intervenga uno più idoneo. "E tutto ciò -dice ...Marcolini, ..... di TMB- non è ritenuto ancora sufficiente, perché l'aria in uscita potrebbe presentare impurità prodotte dall'aspiratore stesso. Un esempio potrebbe essere quello del pulviscolo delle spazzole del motore. Per ovviare a ciò si è introdotto un ulteriore stadio di filtrazione in uscita. In aggiunta a ciò, filtri specifici (HEPA, carboni attivi, ecc.) fanno sì che l'aria restituita nell'ambiente possa essere considerata praticamente pura". Ciò non significa, naturalmente, che l'attenzione non debba partire dai materiali stessi con cui la macchina è fabbricata. Dice bene Michele Massaro, titolare di Lindhaus, quando ricorda che un prodotto ecocompatibile non può nascere dall'improvvisazione, ma deve essere concepito, fin dalla fase di progettazione, con determinate caratteristiche: "Una macchina deve essere innanzitutto realizzata, in ogni sua parte, con materiali riciclabili. Deve essere inoltre possibile una agevole individuazione della materia prima, in modo che possa essere facilmente avviabile al recupero". E ancora, occhio anche al fattore tempo: è importante che, con una sola passata, si vada a pulire. Ciò è possibile solo con macchine di alta qualità. Un buon battitappeto, che unisce azione meccanica e aspirante, può essere l'ideale. Meglio ancora se multifunzionale e curato anche per quanto concerne il peso e la stabilità, con accorgimenti come l'abbassamento del baricentro e la riduzione del carico sulla struttura. Anche per questo settore esistono diversi tipi di certificazione. Continua Massaro: "Per ottenere una certificazione di filtraggio i materiali filtranti devono garantire rese ottimali. Parlo, ad esempio, di aspirapolvere in grado di garantire un filtraggio pressoché assoluto (99.97 a 0.3 micron!). Purtroppo, però, il problema è sempre legato ai costi. Molti alberghi, in Italia, preferiscono fare tutto in proprio, utilizzando spesso attrezzature poco adeguate come macchine non professionali di bassa qualità o le consuete scope che, ormai si sa, spostano lo sporco anziché eliminarlo. A volte nemmeno i grandi alberghi, a differenza di quanto succede, ad esempio, negli USA, in Canada e nelRegno Unito, hanno l'attrezzatura giusta". La rumorosità è un parametro qualitativo che va acquisendo importanza sempre maggiore, soprattutto negli alberghi (non è precisamente desiderabile essere svegliati di soprassalto dal turbinare di una macchina al lavoro...). Se si considera che il limite oltre il quale è necessario indossare una cuffia si può porre intorno agli 85 decibel, è possibile fissare a 70 db la soglia di tollerabilità per il lavoro di una macchina. "Anche se -osserva Marcolini- è auspicabile che i prodotti più evoluti restino ben al di sotto di questa soglia, che oggi può considerarsi diminuita di almeno una decina di punti". Ciò che si ricerca, peraltro, non è soltanto un abbattimento generico del rumore, ma la riduzione delle frequenze più fastidiose per il nostro apparato uditivo. CAMPI MAGNETICI Un capitolo a parte, per finire, riguarda il cosiddetto elettrosmog, o inquinamento elettromagnetico, ovverosia la presenza nell'ambiente di campi elettromagnetici (CEM) provocati dalla concentrazione di varie sorgenti artificiali. Essi sono caratterizzati dalla loro frequenza, che può essere bassa (quando si attesta sui 50 Hz) o alta (oltre 30 mila Hz). E non occorre pensare agli apparecchi radiotelevisivi o ai telefoni cellulari: qualunque apparecchio che funzioni a energia elettrica emette un campo elettrico e un campo magnetico a bassa frequenza. Questo vale, naturalmente, anche per gli aspiratori, domestici e professionali. Naturalmente, la soglia di tollerabilità varia a seconda dell'intensità del campo, dei tempi di esposizione, della vicinanza alla fonte. Anche se non è possibile, allo stato attuale delle ricerche, dare risposte certe sulla effettiva soglia di pericolosità per la salute dei campi elettrici e magnetici, certo è che è in gioco la sicurezza degli operatori (che hanno tempi di esposizione altissimi) e di chi negli ambienti vive, soggiorna e lavora. Per questo esistono già delle normative comunitarie, che risalgono alla metà degli anni '90 (gli standard EN 61000 e EN 55014 si riferiscono proprio alla compatibilità elettromagnetica), e i produttori più sensibili si stanno muovendo. E' il caso di Soteco, il cui Direttore Vendite per l'Italia, Gianni Cirio, spiega: "I motori di un aspiratore generano mediamente onde a 50 o 50 Hz - 220/240 Volt. Si tratta, come si vede, di onde a bassa frequenza. Per ovviare al problema, i motori possono essere schermati utilizzando, direttamente nel processo di costruzione, lamierini particolari che riducono le emissioni di onde elettromagnetiche. Ci sono poi altre componenti che possono dare origine a onde elettromagnetiche: le spine, i cavi di alimentazione, gli interruttori, le resistenze di scarica, le schede elettroniche, le pompe, i diodi, i dispositivi termici di interruzione a chiusura automatica". In ogni caso è essenziale agire direttamente sull'apparecchio. Infatti, come ha sottolineato l'Internazionale Geselleschaft fur Elektrosmog- Forschung (Società Internazionale di Ricerca sull'Elettrosmog), se da un lato solo sporadicamente è possibile prevedere un aumento delle distanze o lo spegnimento delle fonti di irraggiamento come intervento protettivo di mitigazione, dall'altro la schermatura totale di locali singoli o edifici con tappezzerie, tessuti o tendaggi, è tecnicamente e finanziariamente improponibile. Sono i produttori di apparecchiature, portento, ad essere ancora una volta chiamati in causa. A questo proposito, già da diversi anni, gli enti di certificazione hanno cominciato a svolgere la loro funzione di controllo: "La compatibilità elettromagnetica -conclude Cirio - è parametro essenziale per il rilascio dell'autorizzazione all'uso del marchio IMQ-EMC da parte dell'Istituto Italiano del Marchio di Qualità, per il controllo di rispondenza a norme tecniche di prodotti e sistemi". |
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| N° 11 Novembre 2003 CASE HISTORY, LA CULTURA DEL RISPETTO | |||||||
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Rispetto è la parola d’ordine che informa la filosofia aziendale di I.C.E.FOR. Rispetto dell’ambiente e, di conseguenza, dell’uomo che nell’ambiente vive e lavora. Rispetto dell’operatore, la cui sicurezza va salvaguardata con responsabilità e coscienza. Rispetto della clientela, che instaura con l'azienda di Magenta un rapporto fondato sulla certezza di convinzioni comuni.
Simone Finotti Quando I.C.E.FOR, quasi vent'anni fa, ha scelto di orientarsi verso la produzione di formulati caratterizzati dal marchio "Formula Ecologica" e da una assoluta attenzione all'ambiente, ponendosi fin da subito come guida di questo emergente segmento del mercato, a molti la pionieristica decisione parve rischiosa, a molti altri azzardata perché troppo in anticipo sui tempi. Eppure oggi, con la svolta del secolo e del millennio già alle spalle, è ormai certo che i fatti hanno dato ragione a Sergio Antoniuzzi, che di I.C.E.FOR è stato il fondatore ed è, tuttora, il vulcanico e dinamico presidente. GARANZIA ASSOLUTA "Sono nel settore dal 1960, e dagli anni Settanta con marchio I.C.E.FOR,- spiega Antoniuzzi- e posso assicurare che ci sono grosse realtà del settore del cleaning che si rendono conto, soltanto oggi, del valore di quei concetti che andavo predicando decenni or sono". Difficile fare un elenco completo delle Certificazioni e degli Attestati di qualità e rispetto ecologico che, nel corso degli anni, hanno illuminato l'operato dell'azienda di Magenta, ubicata nel territorio del Parco Naturale del Ticino. Alle certificazioni ISO 9001 e ISO 14001 che I.C.E.FOR, prima in Italia nel settore del cleaning, ha ottenuto alla metà degli anni Novanta, si sono aggiunti l'iscrizione al Registro EMAS (con il n. 14), l'Eco Management and Audit Scheme del Ministero dell'Ambiente (1999), il Certificato di Sicurezza OHSAS 18001, l'Ecolabel dell'Unione Europea per il detersivo lavastoviglie, la Dichiarazione ambientale del 2001 e il Certificato di Eccellenza rilasciato nello stesso anno da Certiquality. "L'azienda, inoltre -puntualizza Antoniuzzi- aderisce al programma Fabbriche Aperte, promosso da Federchimica per fare sì che le industrie chimiche operino nella totale trasparenza e visibilità. Attualmente abbiamo in corso le procedure per la certificazione etica SA 8000 e, cosa cui tengo in modo particolare, siamo stati gli unici a ricevere per due anni consecutivi, 2001 e 2002, il Premio Innovazione Amica dell'Ambiente assegnatoci per due nostre linee di prodotti da Legambiente, Politecnico di Milano e Università Bocconi , inoltre, nel 2002 abbiamo ricevuto dalla Camera di Commercio di Milano Diploma e Medaglia D'oro per la lodevole attività svolta. Hanno parlato positivamente di noi anche la stampa nazionale, II Sole 24 Ore, tre diversi telegiornali RAI, un telegiornale satellitare e un programma RAI di agricoltura, il quale ha messo in evidenza i prodotti I.C.E.FOR e gli elevati standard qualitativi raggiunti nei processi produttivi". Associato Afidamp dal 1982, Antoniuzzi ha avuto, fra le molte altre, la soddisfazione di vedersi consegnare dal presidente Michele Liscio due esclusivi riconoscimenti dell'Associazione in occasione di Interclean 2000 e 2002. "Attualmente abbiamo un Capitale Sociale di 1.500.000 euro (tre miliardi delle vecchie lire), ma per l'immediato futuro stiamo già pensando di incrementare il capitale sociale, seguendo le nuove direttive europee e italiane che impongono alle aziende un percorso di forte capitalizzazione. Tutto questo rappresenta un'ulteriore garanzia per il cliente, che sa di affidarsi a un'azienda non solo attenta all'ambiente, ma anche economicamente solida e in grado di garantirgli la necessaria continuità di servizio". LA COSCIENZA DI UNA SCELTA Un biglietto da visita che è un'assicurazione per ogni cliente. Una garanzia di immagine, ma soprattutto di qualità che si tocca con mano, e non si limita alle parole. Lo ha capito bene, e ormai da tempo, Pierangelo Casa, presidente della Cooperativa di Pulizia e Facchinaggio "Lombarda", società con sede a Cura Carpignano, alle porte di Pavia. “L’idea di offrire un servizio di cleaning professionale -spiega Casa- mi è venuta nell'86, durante una lunga attesa forzata all'aeroporto di Bangok per il ritardo di un velivolo. Osservando con attenzione gli addetti alla pulizia dell'aerostazione, mi si è illuminata una lampadina...Pochi giorni più tardi, una sera, ho riunito nove persone a casa mia davanti a un notaio e ho dato vita alla "Lombarda". Se l'idea prima è venuta in modo -diciamolo pure- alquanto rocambolesco, i successivi passi di Casa non sono stati certo imponderati. A partire dalla scelta di costituirsi in cooperativa. "Una soluzione che permette -spiega- di coinvolgere tutti nelle attività aziendali, e di condividere gli sforzi, i sacrifici e le soddisfazioni. Oggi i soci sono 160, e tutti sono abituati a considerare l'azienda come qualcosa di proprio: ciò è estremamente responsabilizzante, e spinge ciascuno a dare il megilio di sé". La "Lombarda", società certificata ISO 9002, opera in Lombardia e su tutto il Nord Italia, con clienti distribuiti, a macchia di leopardo, anche al Centro e al Sud. Eterogenea la clientela, che comprende industrie, centri commerciali, ipermercati, strutture ricettive, alberghi, aziende farmaceutiche, collettività. La cooperativa è una realtà non- profit in continua espansione: il parco macchine, tutto di proprietà, comprende un autotreno, diciotto furgoni, un centinaio di lavasciuga oltre, naturalmente, a numerosissimi aspiratori e macchine a vapore. Di proprietà anche l'immobile che ospita, oltre agli uffici amministrativi- direzionali, un'officina specializzata per la manutenzione delle attrezzature e un ampio magazzino. "E adesso- dice Casa- stiamo già pensando di trasferirci in una struttura più grande, seguendo passo passo la nostra espansione sul mercato del settore". LA RICERCA DELL'ECCELLENZA Un settore, quello del cleaning professionale, che Casa conosce come le sue tasche. Oltre ad essere presidente della "Lombarda", infatti, è anche consigliere d'amministrazione di Alisea, società a forte specializzazione che opera nel campo della bonifica degli impianti dell'aria condizionata. La presidenza provinciale di Confcooperative- Settore Produzione e Lavoro per la provincia di Pavia è il suggello di un'opera portata avanti con costanza e profonda conoscenza del settore. "Il nostro è un mercato che lascia sempre meno spazio all'improvvisazione. In questi ultimi anni molto è cambiato, sia dal punto di vista culturale che sotto il profilo normativo. Oggi i punti di forza per un'impresa che si vuole collocare a livelli di eccellenza sono qualità e servizio. Due concetti centrali. E come farei a garantirli alla mia clientela, se non avessi partners che li garantiscono a me?" Da qui la scelta di I.C.E.FOR, vero e proprio faro illuminante per chiunque navighi nel difficile oceano della ricerca della qualità certificata. E della sicurezza. Ricorda Antoniuzzi: "Lo scorso anno, in occasione di ISSA- Interclean, ad Amsterdam, ho avuto modo di sottolineare, in qualità di relatore ad uno dei convegni organizzati durante l'evento, come il lavoratore sia il vero e proprio patrimonio dell'impresa. Importante, insostituibile. Va da sé che proteggere la salute dei lavoratori sia un dovere dell'imprenditore: prima di tutto umano, in secondo luogo anche economico". "Partendo da questo presupposto, noi ci rivolgiamo a una clientela che la pensi allo stesso modo. La sensibilità dimostrata da molti ci sta dando ragione". "La scelta di "Lombarda" -interviene Casa- è stata quella di concentrarsi su un unico fornitore per i detergenti. Nel mettere in atto ciò siamo stati, devo dire, molto selettivi. La nostra ricerca era quella di una partnership:chi lavora con noi deve essere in grado di soddisfare le nostre esigenze con qualità e flessibilità. Risolvendo, naturalmente, i nostri problemi". E di problemi i prodotti I.C.E.FOR ne hanno risolti moltissimi a Cooperativa Lombarda. ALL'INSEGNA DELL'ETICA Moira Campari, responsabile di zona per l'Oltrepò Pavese e prossimo consigliere d'amministrazione di Cooperativa Lombarda, attinge da una casistica pressoché infinita, tipica di chi è avvezza a operare "sul campo": "Da quando i nostri operatori utilizzano prodotti I.C.E.FOR si sono azzerati i casi di allergie ai formulati e di patologie dell'epidermide dovute alla scarsa dermocompatibilità di alcuni agenti chimici. Mi piace ricordare, fra i tanti, il caso di una nostra socia che, ppassionatissima del suo lavoro, da lei vissuto come una vera e propria missione, si era trovata impossibilitata a svolgerlo perché gravemente allergica al detergente che utilizzava. Personale così è oro: qualsiasi impresa con la...testa sulle spalle non può permettersi di perderlo". La soluzione? "Una soluzione... semplice e naturale! Proprio come Complex EV 721, un disinfettante- deodorante di I.C.E.FOR che non ha uguali tra i formulati tradizionali". Si tratta infatti del primo prodotto in commercio che con un'unica operazione pulisce, disinfetta, deodora ed esercita funzione repellente verso altri agenti infestanti. E' un presidio medico chirurgico con registrazione ministeriale che emana una gradevole fragranza al pino. Il prodotto è infatti composto solo da sostanze di origine naturale, da olio di pino più un tensioattivo vegetale biodegradabile al 100. La scelta è evidente: rispetto per il lavoratore, patrimonio dell'impresa. "La tutela della salute -dice Antoniuzzi- è, prima di tutto, un dovere sancito esplicitamente dalla Costituzione, all'articolo 32. A me piace pensare alla pulizia e all'igiene come alla medicina. Due attività che tutelano la salute. Del resto l'igiene è una branca della scienza medica, e lo stare bene nei luoghi in cui si vive e si opera è indice importante di qualità della vita. Per questo le imprese con noi sono tranquille: possono infatti garantire al cliente la continuità, condizione necessaria per un servizio ottimale". Sulla stessa linea si pone Casa: "Fin da subito noi della "Lombarda" abbiamo capito che occorre avere una o due marce in più. La formazione, ad esempio: ho istituito, primo nella provincia di Pavia, una Scuola per la formazione professionale degli operatori del cleaning. La nostra cooperativa, rigorosamente senza fini di lucro, è rivolta all'etica, e anche in questo ho trovato sintonia con la mission di I.C.E.FOR". Una società, quella di Magenta, che non trascura nessun accorgimento per tutelare il benessere degli operatori e dei fruitori finali. Un esempio? L'utilizzo del Bitrex nei formulati. "Negli ultimi tempi -afferma Antoniuzzi- moltissimi sono stati i casi, alcuni dei quali messi in evidenza dai giornali, di ingestioni accidentali di prodotti detergenti che hanno provocato danni alla salute. Il Bitrex, un composto prodotto da una società farmaceutica canadese, che la I.C.E.FOR utilizza con un contratto di licenza d'uso dopo averne verificato la validità, conferisce al liquido da non ingerire un sapore talmente aspro da essere rigettato immediatamente, senza minacciare la sicurezza degli operatori o di chi, inavvertitamente, porta il contenitore alla bocca. Pur essendo un prodotto "risolutivo", in pochissimi in Italia lo utilizzano: noi lo facciamo da venti anni. E' chiaro, poi, che le imprese di qualità si sentano al sicuro con noi, soprattutto da quando le nuove normative prevedono una ricaduta delle responsabilità “a pioggia su tutta la filiera”. Ma i rischi ci sono anche pre chi i prodotti li utilizza correttamente. “Un mesetto fa leggevo su un importante quotidiano di un congresso tenutosi a Vienna durante il quale è stato messo in evidenza come i detergenti e i disinfettanti nuocciano a chi, come le casalinghe -ma io aggiungerei, a maggior ragione, gli operatori del cleaning- ne fa un uso continuativo. Prime indiziate intossicazioni dell'apparato respiratorio. Con la salute dell'uomo, insomma, non si può scherzare, e io vedo il futuro del settore nelle mani di chi saprà operare con sempre maggiore sensibilità al tema della sicurezza". UN BINOMIO INDIVISIBILE Uomo e ambiente, un binomio indivisibile. "Ci sono prodotti- spiega ancora Moira Campar!, che tolgono sì lo sporco, ma lasciano l'ambiente più inquinato di prima. Alcuni detergenti, infatti, a contatto con le superfici di pavimenti, mobili, strutture, le aggrediscono liberando sostanze pericolose. Si pensi alla formica, materiale usatissimo negli uffici". Non mancano i problemi più gravi: "In un cantiere, prima di usare i prodotti I.C.E.FOR, si riscontrava, dopo ogni operazione di lavaggio, una pericolosa permanenza di residui chimici nelle acque. Problema subito risolto grazie a formulati come Complex". "E un'impresa che utilizza prodotti I.C.E.FOR -conclude Casa- sa bene di presentarsi alla clientela forte di una qualità e di un servizio impeccabili, ed ha la certezza che il messaggio verrà recepito dalla committenza". Proprio su questo terreno si giocheranno gli ultimi rounds della battaglia contro gli improvvisatori. Perché "la vera innovazione -per dirla con Antoniuzzi- è il rispetto dell'individuo". |
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| N° 10 OTTOBRE 2003 ANCORA TRAGUARDI IN CASA ICEFOR | |||||||
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ANCORA TRAGUARDI IN CASA I.C.E.FOR.!
Gli ultimi anni sono stati, per l’azienda di Magenta, una vera e propria…. Scorpacciata di prestigiosi riconoscimenti internazionali: le certificazioni Qualità, Ambiente e Sicurezza, il certificato di Eccellenza, l’iscrizione al Registo EMAS, il marchio Ecolabel, i premi Innovazione Amica dell’Ambiente e la certificazione etico-sociale SA8000 sono solo la punta di un iceberg fatto di qualità e rispetto per l’uomo e per l’ambiente. La certificazione etico- sociale SA 8000, rilasciata a I.C.E.FOR, sancisce l'impegno dell'azienda ad operare in conformità a detta norma- nel rispetto dei fondamentali diritti umani e sociali (no al lavoro infaticabile e a qualunque discriminazione, sì alla formazione e sviluppo della capacità dei lavoratori, a fornitori in linea con tale norma, ecc.). Ciò significa aprire il campo a diverse culture, diverse identità, diverse nazioni, tutte sotto la medesima bandiera della libertà, della democrazia, dei diritti umani, uguali per tutti, ricordando che non ci sarà progresso senza libertà e giustizia. Una politica che impegna l'azienda di Magenta al miglioramento continuo della responsabilità sociale, che deve essere costantemente monitorata, documentata e resa accessibile al personale ed al pubblico. Tra i riconoscimenti da segnalare, ancora il premio 2002 all'Innovazione Amica dell'Ambiente (che ha visto, nell'occasione, la partecipazione anche dell'Università Bocconi, accanto a Legambiente e al Politecnico di Milano) per il lavastoviglie l'Ecologico, ed il più recente prestigioso premio "Milano produttiva" (13° edizione), rilasciato dalla Camera di Commercio di Milano e Provincia alle aziende distintesi per avere fornito un forte impulso produttivo al paese. Tra l'altro, al presidente Sergio Antoniuzzi è stato rilasciato un diploma con medaglia d'oro come riconoscimento personale per i 42 anni di lodevole attività. Infine, last but not least, per la seconda volta consecutiva/in occasione di ISSA- Interclean 2002, Antoniuzzi ha ottenuto dal presidente Afidamp Liscio il riconoscimento dell'Associazione per l'impegno dimostrato dall'azienda che, con le sue certificazioni di qualità e rispetto ambientale, ha dato di riflesso lustro e impulso alla serietà a tutto un settore. Sempre in quest'ottica, l'azienda è stata anche oggetto di interviste a TG RAI, e ricordata nel corso di trasmissioni televisive e su testate di rilevanza nazionale (es. Sole 24 Ore) quale esempio di realtà aziendale che contribuisce ad affermare una moderna e trasparente cultura d'impresa. A tale proposito è opportuno ricordare che la ditta partecipa al progetto Fabbriche Aperte di Ferderchimica, che ha come scopo quello di promuovere una filosofia aziendale incentrata sulla più completa visibilità. Sul versante dello sviluppo delle attività produttive di mercato, è da segnalare la costituzione di l.c.e.For International con sede a S. Pietroburgo. Inoltre, a sostegno delle attuali necessità produttive, in un'ottica di massima razionalizzazione, è in avanzata fase di studio il progetto di un nuovo e tecnologicamente avanzato stabili mento (logistica robotizzata, produzione computerizzata, ecc.) per unificare le attuali diverse sedi di fabbricazione e distribuzione. Tutto questo, ed altro ancora, per un'azienda del settore detergenza che ha l'obiettivo di onorare fino in fondo le due parole chiave del suo slogan: fiducia e trasparenza. Fatti, non parole! S.F. |
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| N° 4 APRILE 2003 I.C.E.FOR, L’IMPEGNO PER LA CERTIFICAZIONE DI RESPONSABILITA’ ETICA |
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I.C.E.FOR, L’IMPEGNO PER LA CERTIFICAZIONE DI RESPONSABILITA’ ETICA
I.C.E.F.O.R. SpA sin dal 1985 ha posto come valore fondamentale dell'azienda il rispetto dell'ambiente e quindi anche dell'uomo, inteso come lavoratore, consumatore e cittadino. Questo ideale ha portato la società a scegliere di certificare il proprio sistema di gestione aziendale in modo da dimostrare con i fatti, e non solo a parole, l'impegno reale verso determinate tematiche. In particolare, I.C.E.F.O.R. dispone oggi di un Sistema Qualità conforme alla norma UNI EN ISO 9001, di un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla UNI EN ISO 14001, di un Sistema di Gestione Sicurezza conforme alla OHSAS 18001 ed è iscritta nel Registro EMAS. Il rispetto dell'ambiente e la garanzia di sicurezza sono tra di loro strettamente collegati. Perciò ICEFOR ha realizzato un Sistema di Gestione Integrato che permetta di mantenerli costantemente sotto controllo. Ma c'è un altro aspetto connesso strettamente con quella che è stata fino ad ora la sua politica aziendale: la responsabilità sociale. Comincia qui il nuovo cammino della Società verso il conseguimento della certificazione etica secondo la norma volontaria SA8000. È un sistema di certificazione fondato sullo standard internazionale Social Accountability 8000, i cui requisiti derivano da alcune Convenzioni internazionali dell'ILO (International Labour Organization, Organizzazione Internazionale del lavoro) e delle Nazioni Unite. Questo tipo di certificazione attesta il rispetto dei diritti umani da parte dell'impresa, la garanzia dell'eticità del prodotto e del ciclo produttivo. Questi gli aspetti fondamentali: lavoro infantile, lavoro obbligato, salute e sicurezza sul lavoro, libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva, discriminazione, procedure disciplinari, orario di lavoro, criteri retributivi e sistema di gestione della responsabilità sociale. La responsabilitò sociale inserita tra i propri strumenti di gestione e nel quadro degli investimenti della strategia di mercato, permette di andare oltre il sémplice profitto economico. Contribuisce infatti a migliorare la qualità del lavoro in generale e il valore umano delle attività produttive. Per I.C.E.F.O.R. far sapere al cliente-cittadino che il prodotto che acquista è stato realizzato in un ambito lavorativo in cui i lavoratori sono trattati con la correttezza sancita dalla norma SA8000, è un dovere. Di qui l'impegno totale per la certificazione in corso. Ottenere la certificazione significa contribuire al miglioramento delle condizioni umane di lavoro su scala mondiale. Infatti la certificazione etica prevede che i requisiti della SA8000 si estendano a tutta la catena dei fornitori, anche nei Paesi in via di sviluppo. Questo aspetto della norma è il più difficile da attuare. Bisogna infatti poter risalire più indietro possibile nella lista dei fornitori e garantire un monitoraggio continuo del rispetto dei requisiti richiesti. I.C.E.F.O.R. sta dunque lavorando per verificare le credenziali di eticità di tutti i suoi fornitori. L'ambizioso obiettivo è la certificazione SA8000. C.E. |
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| N° 4 APRILE 2003 I.C.E.FOR STAR DEL WHO'S WHO IN EUROPEAN COMMERCE AND INDUSTRY | |||||||
| I.C.E.FOR STAR DEL WHO'S WHO IN EUROPEAN COMMERCE AND INDUSTRY
I.C.E.FOR star del Who's Who In European Commerce and Industry Per il terzo anno consecutivo I.c.e.for conferma il suo nome nel prestigioso libro Who's Who, il Chi è Chi internazionale, ideato dal giornalista inglese Micheal Wockel che ogni anno aggiorna la lista dei cantanti, attori, sportivi, imprenditori e aziende che si sono distinte raggiungendo una notorietà internazionale. Per il mondo industriale, i criteri di ammissione sono qualità, sicurezza, ecologia. Considerando che allo scoccare dei dodici mesi molti illustri ammessi vengono scartati per lasciare spazio ai nuovi ingressi, la costante presenza di I.c.e.for è la testimonianza di un valore aziendale eccezionale. Essere inseriti nel libro di Wockel ha spesso il significato di una consacrazione definitiva. Sulle pagine di Who's Who sono passati nomi eccellenti, come Elton John e Roberto Baggio. Quest'anno, poi, è entrato nella lista eccellente Hugh Grani. Congratulazioni a I.C.E.FOR!! |
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